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… raccolgo distrattamente i petali di un fiore, strappati uno dopo l’altro dalle dita tremanti di una mano, nel fremito di una speranza che si diffonde e dissolve in ogni gesto, nella successione ripetuta dei versi che accompagnano il dilemma dell’innamorato .

stillbirth_petali.jpg …m’ama
…non m’ama

Non v’è traccia di gioia o di dolore alcuno su quelle corolle spezzate … non più … non ora .
L’aura di trepidante attesa che precedeva quel simbolico responso è svanita … chissà se è stato un sorriso ad assorbirla, oppure uno sguardo cupo a consumarla…

Alimentare la fiducia in un desiderio …
oppure pensare che simili trovate non siano in grado di fornire risposte attendibili … in ogni caso, l’espediente funziona : il cuore batte, la mente si consola .

… e tengo tra le mani quelle piccole parti di un fiore ormai appassito, nel tentativo di immaginarlo come era, prima di trasformarsi nella sibilla suicida del regno vegetale … prima di morire per mantenere viva una speranza.

Poter ascoltare ancora quel suono che è canto e voce …
Poter essere accarezzati di nuovo da quell’aliseo che è respiro …
Potersi immergere un’ultima volta nel mare … il mare blu …
…per annegare … o finalmente imparare a nuotare.

Sul ponte di questa nave, di ritorno da un viaggio, questa volta sulla terraferma, porto con me un fiore ancora in bocciolo … il proposito di non lasciarlo morire e la consapevolezza che un giorno si schiuderà, per dare compimento, anch’esso, al proprio destino …

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Ognuno ha un motivo per essere su questa nave, scendere a Tunisi era per me un’azzardo. Il viso stranito e gli occhi che brillavano del guardiamarina mi avevano convito ad accostare, nel limite del possibile, alla costa tunisina. E lo sguardo di chi vuole il suo viaggio fino in fondo con cui è risalito, mi convincono sempre di più a continuare a portare questa nave. Un carico di ricerca e speranza, di soluzioni trovate alla sera e perse nella foschia del mattino. Di incontri, come segnali che gracchiano nelle cuffie della sala radio. Se per un momento la terra smettesse di girare, se per un momento smettessi di respirare, pensare, sentire; se per un momento le gocce smettessero di cadere…..sospese a mezz’aria….troverei quello che cerco. E poi, per quanto mi riguarda tutto potrebbe ripartire, non mi importerebbe….perchè avrei avuto la prova che tutto si può fermare…..e allora puoi vedere. Ma credo che se ci fosse quel momento zero, nulla e infinito, durerebbe in eterno. E noi saremmo un attimo, un attimo infinito.

nave3.JPG

Questa notte, più di ogni altra notte, mi sento al sicuro nell’essere un punto in mezzo all’oceano. Lontano, seduto appoggiando la schiena a un mucchio di corda abbandonata sul ponte. Lascio che l’aria satura di iodio, umidità e sale mi inumidisca la giacca e il berretto. Lascio che il vento e il mare mi rendano parte di questo ponte bagnato. Non saprei spiegare la voglia che a volte nasce nel cuore di un uomo, la voglia di scappare lontano dal proprio destino. Sentire che si stà rotolando verso una pianura nebbiosa, da dove il mare…..il mio mare non si vede. E lasciare spento tutto, il mio cervello e le mie mani; spente le mie parole mentre tutto attorno scoppiano domande io avessi le risposte. Quando sono salito su questo cargo, ho deciso di scendere dal mondo e salire in me stesso. Certo è un concetto contorto, ma la mia stanchezza del “rumore” di persone e di vita è una condanna. E qui, solo qui, tutto si ammutolisce; perde ogni vibrazione….come un pianoforte muto. Qui solo l’oceano, e uno scafo che fende le onde a motori spenti, portato dalla corrente; solo questo e nulla altro. Che strano capitano, senza risposte per se stesso; e in difficoltà nell’accettare quello che nessuno può cambiare. Quanto manca il silenzio, quanto manca piangere…… e farlo in modo definitivo e “di gusto” come una risata. Per sentire la pelle del viso tesa e salata dalle lacrime. Non è tristezza, né disperazione, ma una sterminata voglia di silenzio e lentezza. Ma io, come sempre, ho il mio mare…..ovunque e il qualsiasi tempo.
Perchè un incarico come questo, portare questo cargo; richiede di avere il mare dentro.

mare_tranquilitatis.jpg

… e sarà rimanendo seduto ad aspettare che il mal di testa ti passi, che riceverai la mazzata più tosta !

Dopo ore di lavoro statico ed inconcludente, sbrigato con la sensazione di non fare nessun progresso e con quell’ossessione di dover, in ogni caso, dimostrare che si sta facendo qualcosa…: è un’ esperienza che conosco e che avevo già sperimentato in passato, agli albori della mia carriera lavorativa, ma alla quale non sono più avvezzo ormai da anni! Ed ora ritorna, per breve tempo… è vero, ma pur sempre fastidiosa … provocandomi quell’ irritante cefalea che oggi mi affligge. Voglio peccare di presunzione e definire la condizione lavorativa ideale : “possibilità di gestire il proprio tempo e le proprie incombenze, per poter decidere di passare una giornata in ozio oppure in affanno, senza la preoccupazione che quell’atteggiamento sia fonte di sdegno o malevolenza, perché sarà sufficiente un minimo di senso del dovere per rispettare gli impegni presi” … in questa condizione, ogni piccolo risultato sarà motivo di soddisfazione ed incentivo per migliorare. Il lavoro che faccio (quello principale, in questo momento…) si svolge in quelle condizioni e ne sono felice. Ieri ho dato inizio ad una nuova esperienza … una sorta di “secondo lavoro” … tra mille moniti, giunti da amici, parenti e conoscenti sull’ eccesso di stress che il nuovo impegno potrebbe generare. Ora posso ammetterlo … volevo creare le condizioni per arrivare a casa, la sera, distrutto … esaurito…, per posare la testa sul cuscino e non avere più la possibilità di dare libero sfogo ai miei pensieri … per cadere, senza via di scampo, tra le braccia di Morfeo. Poi arrivano gli imprevisti e le situazioni contingenti … e trovarsi con questo tipo di limitazioni non è più la geniale soluzione che appariva…geometra_papilionaria_mod.jpg

Ipersoluzioni ….*

* (cit. da Di bene in peggio di Paul Watzlawick)

 

 

 

Tratto da Di bene in peggio di Paul Watzlawitck

Warning S P O I L E R !!!!!!!

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Il mercato delle scelte di vita.mercato.jpg
Piccole gioie in cambio di tutti i tuoi risparmi e disastri a poco prezzo…ma anche sciagure carissime e felicità sottocosto, ma solo per gli intenditori … 😉
Quanto si è disposti a spendere per acquistare quello che si desidera? Leggi il seguito di questo post »

In giornate come questa, nel primo istante di pausa, ti soffermi a riflettere … Leggi il seguito di questo post »

Qualcuno che creda in me…
nient’altro…
qualcuno che sappia capire…
o non capire…, ma attendere e fidarsi …
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Tempo da lupi
Lupi di mare
Mare di guai
Guai in vista
Vista da vicino
Vicino di casa
Casa bianca
Bianca neve
Neve arancione in Siberia ovest
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Talvolta si prende una strada, si inizia un’impresa, senza sapere dove porterà … quale nome avrà … La necessità di fornire una descrizione chiara di quello che questo blog rappresenta per noi, mi ha dato l’ispirazione per aggiornare la pagina dedicata all’ EQUIPAGGIO.

Spero che i miei compagni di viaggio siano d’accordo … e che magari abbiano qualcosa da aggiungere !

Ringrazio e mi rivolgo a voi, gentili visitatori … se vi è gradito, dateci un occhiata !

… buon viaggio …

sigaretta.jpgAdesso la spengo, sarà l’ultima…è stata mille e più volte l’ultima, ma adesso è deciso, è l’ultima davvero…poi ricadrò,è ineluttabile. È stata l’ ennesima volta che ho smesso di fumare!

      – Come ti senti?

      – In astinenza, ovviamente…solo più una!

Riscopro il brutto di essere me, all’infinito vivo al passato, all’infinito torno su avvenimenti che rimacino all’infinito.

Lo so è sbagliato ma, mamma, davvero non hai fallito, sono un bambino, un po’ cresciuto, è vero ma è la mia natura. Sono sempre stato abbastanza taciturno lo sai, lo sapete, ho sempre preferito farmi male, ad ogni fallimento, ad ogni delusione, che farne ad altri… e mille volte ho detto

-adesso basta!- salvo poi ripensarci e crollare di nuovo.

Quando ero a terra dicevano che ero un progettista niente male, ogni progetto, sia tecnico che esistenziale, aveva le spalle ben coperte e non rischiava mai – MAI – di crollare, tutto era studiato nei minimi dettagli, potevo stare tranquillo, ma la fiducia, quella mi ha sempre fottuto. Finivo di pensare, di scrivere o disegnare, riponevo tutto negli interminabili cassetti della camera, e mi dicevo – Troppo rischioso, meglio evitare!- bevevo un goccio di qualcosa e ripartivo. Qualcosa di più semplice, di meno rischioso, di più affidabile…

Sì, mentalmente sono un fallito di successo, successo inespresso, ma sempre successo è.

– Come Stai ?

– Bene …

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boliv02kc23.gif

Distinguere gli oggetti attraverso il vetro sporco era già un impresa … e nella penombra del viottolo risultava praticamente impossibile. Non chiedetemi perché abbia deciso di fermarmi a guardare quella vetrina, né tanto meno perché abbia scelto di passare per quella strada. Non saprei rispondere.

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Solo, con lo sguardo perso … e mille persone intorno. fallen_angel.jpg Leggi il seguito di questo post »

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