typewriterOre 2 di un embrione di lunedì… che ogni sette giorni nasce, che ogni sette giorni muore. Guardo con pazienza l’interminabilità del lavoro che mi ha costretto dalle prime ore del pomeriggio di ieri al duro lavoro, e che ancora non mi vuol concedere il letto. Mi domando il perché, mi chiedo, con un bel po’ di rabbia perché “con calma” voglia dire “subito” e “di fretta” voglia dire “velocità del pensiero”. E’ curioso, semplice e banale…

è un momento particolare, nessun grande mutamento, nessuna grande… nulla, aspetto uno stimolo che, da solo, non verrà… guardo il pentagramma sul quale avrei dovuto apporre i segni, quelli giusti nel posto giusto, che si trova candido, vergognosamente nuovo, sulla scrivania, guardo i lavori da eseguire a casa, nel miraggio della pecunia necessaria alla becera sopravvivenza, in uno stato semicomatoso (non consegnabili, non incosegnabili). Osservo, ormai distante, tutto ciò su cui mi sono impegnato,su cui ho sudato, faticato, imprecato, ed è lì, mi guarda. E’ come per dispetto avesse voluto premuto un qualche tasto (tipo Reset) ed è tutto come se nulla le mie mani avessero scritto, come se nulla la mia mente avesse partorito. Ma il tempo lo trovo francamente scaduto… Ecco, come quando, dopo la fine di un amore lasciamo che ci si riulluda, è come se, per alimentare il fuoco di una stufa, tutte le sere scrivessimo “Guerra e pace” e poi lo dessimo in pasto al nostro fabbisogno energetico… Cose semplici e banali. E ringraziamo il cielo che un giorno abbia appena ventiquattro ore.

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